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Georgia of My (Erotic) Mind…

La pittrice statunitense Georgia O’Keeffe (Sun Prairie, 15 novembre 1887–Santa Fe, 6 marzo 1986) è da anni ormai figura mitica dell’arte americana e al femminile (e…

Gennaio 31, 2017 · 5 min · Giovanni Pellenghelli

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Georgia O’Keeffe nel 1907

La pittrice statunitense Georgia O’Keeffe (Sun Prairie, 15 novembre 1887–Santa Fe, 6 marzo 1986) è da anni ormai figura mitica dell’arte americana e al femminile (e non solo) del XX secolo, magica padrona del Precisionismo, impostasi nell’immaginario collettivo artistico come pittrice di sensazioni erotiche affidate all’eleganza formale e alla squisita e intensa sapienza cromatica delle sue opere.  Opere che, siano i quadri floreali o gli altrettanto celebri paesaggi del New Mexico, trasmettono una sensazione irresistibile e indiscussa, coinvolgente, ammaliante, perfino ipnotica, di erotismo, tanto intenso quanto mediato dall’interpretazione artistica e intellettuale della pittrice.

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Geogia O’Keeffe, Blue-Green Music, olio su tela, 1919-1921, Art Institute of Chicago

Negli Stati Uniti Georgia O’Keeffe è ormai vera e indiscussa icona d’arte e lo dimostrano le sue quotazioni nel mercato dell’arte che la posizionano ai livelli più alti della classifica degli artisti più ricercati e più costosi. Il Kunstforum di Vienna dedica ora a Georgia O’Keeffe, fino al 23 marzo, la più importante mostra monografica mai realizzata sul suolo europeo, organizzata dalla Tate Modern di Londra in collaborazione con il Bank Austria Kunstforum e la  Art Gallery of Ontario di Toronto, esponendo una selezione pittorica che con 85 opere copre settanta anni di attività, spaziando dagli esordi nel 1915 fino alla conclusione della sua attività artistica a fine anni 1970, dovuta alla incurabilità della sua progressiva cecità. Le occasioni di vedere in Europa le opere di Georgia O’Keeffe sono rare, raccolte come sono nelle principali e più esclusive collezioni private e museali americane. Questa retrospettiva di Vienna (curata da Heike Eipeldauer con Tanya Barson della Tate Modern) è perciò una «prima» sensazionale, a partire dalle prime opere moderniste di Georgia O’Keeffe degli anni 1910 che furono fra i più importanti contributi all’astrattismo di Vassilij Kandinskij e Frantisek Kupka.

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Seduzione emozionale e simbolismo ornamentale e carnale sono già l’epicentro della creatività artistica di O’Keeffe mentre nelle opere del decennio successivo le immagini di fiori – veri “ritratti botanici” – si impongono come i soggetti più consueti e più memorabili, fino a divenire tipici e iconici di tutta la sua attività: orchidee e piante esotiche in stretta relazione visiva e cromatica con forme femminili, sensuali ed erotiche, in cui si sente palpabile e perfino “carnale” l’evocazione della psicoanalisi freudiana. Spicca fra tutti, in mostra, il celeberrimo  Jimson Weed/White Flower No. 1, olio su tela del 1932: il quadro di artista femmnile che con 35,5 milioni di Euro ha raggiunto il più alto prezzo di aggiudicazione all’asta.

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La pittura di O’Keeffe ha stretti legami formali e concettuali con la fotografia (non si dimentichi che il primo approccio all’arte di Georgia avvenne proprio tramite la fotografia e che con un fotografo, il marito Alfred Stieglitz, realizzò un sodalizio umano e artistico durato quasi quarant’anni). Pertanto, specifiche formali tipiche della fotografia, come la messa a fuoco nitida, la delineazione all’avanguardia e il primo piano, si pongono come dimostrazione visiva dell’innovativa trasposizione fra mezzi espressivi realizzata da O’Keeffe applicando le strategie fotografiche in pittura. La mostra sottolinea questo dialogo artistico con la fotografia con una selezione di fotografie di Alfred, Ansel Adams e Paul Strand. I paesaggi quasi astratti di O’Keeffe ispirati all’infinito, accecante, arido, inquietante deserto del New Mexico, frutto della sua permanenza in quella zona, arrivano ad incarnare The Great American Thing, la specificità dell’arte americana, e anticipano Espressionismo astratto e Minimalismo.

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Degli anni 1920 sono anche gli olii su tela di grande formato con le raffigurazioni paesaggistiche di New York che ritraggono sia l’industrializzazione dei Roaring Twenties sia l’affermarsi dei sempre più grandiosi e più alti grattacieli di Manhattan, realizzazioni architettoniche e ingegneristiche che nella loro quasi megalomania entusiasmavano la pittrice, che più volte ebbe a dichiarare: «Credo nella Città che sale».

Terzo focus della mostra sono le opere negli anni 1930 a seguito del trasferirsi di Georgia O’Keeffe e del marito (il fotografo Alfred Stieglitz, 1864-1946, nella cui galleria di New York nel 1908 la pittrice ebbe il proprio primo incontro con l’arte con gli acquerelli di Auguste Rodin che appunto diedero il via alla sua attività artistica) almeno per una parte dell’anno in New Mexico (qui la pittrice risiederà in permanenza dal 1946, anno della sua vedovanza). In quei lunghi soggiorni in New Mexico, a partire dal 1929 Georgia O’Keeffe dipinse alcune delle sue creazioni più famose: i paesaggi in cui sintetizza l’astrazione con la rappresentazione di fiori e paesaggi tipici della zona, per lo più colline desertiche disseminate di rocce, conchiglie e ossa animali. I contorni sono increspati, con sottili transizioni tonali di colori che variano fino a trasformare il soggetto in potenti immagini astratte, spesso trasfigurate in evocazioni erotiche. E sono proprio questi paesaggi che illustrano in modo tanto incisivo la simbiosi fra arte ed erotismo intellettuale da un lato e natura e paesaggio locali dall’altro, culminante nell’ espressvità erotica di O’Keeffe, ad aver fatto del New Mexico «The O’Keeffe’s Country», così come i suoi ormai leggendari palchi di corna di cervo sospesi sul paesaggio sono diventati emblematici della memoria collettiva americana.

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Infine, la quarta sezione è dedicata all’ultimo periodo dell’opera di O’Keeffe, quella più caratterizzata da una ricerca spirituale più intimista, più ripiegata su se stessa e sul rapporto fra spiritualità umana e spiritualità della Natura in cui i paesaggi oscillano emotivamente e stilisticamente in bilico sull’Astrattismo.

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La mostra testimonia dunque tutte le sfaccettature dell’opera di Georgia O’Keeffe che si erge come figura solitaria e a se stante di donna artista, dall’espressione pittorica di estetica squisitamente e pregnantemente femminile e di autentica modernità, inimitabile e irripetibile come il fascino singolarmente suggestivo ed inquieto delle sue opere.

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Immagine introduttiva: Georgia O’Keeffe, Oriental Poppies, olio su tela, 1927.
The Collection of the Frederick R.Weisman Art Museum at the University of Minnesota, Minneapolis © 2016 Georgia O’Keeffe Museum/Bildrecht, Wien